MONIQUE RICCARDI-CUBITT
POETA, STORICA D’ARTE, AUTRICE, CONFERENZIERA

CHI SONO ?

Sono francese d’origine, britannica da matrimonio, romana di adozione. Scrivo e tengo delle conferenze in francese, inglese e italiano. Sono una storica d’arte e autrice britannica, sono stata la direttrice di un corso preparatorio alla storia dell’arte alla Sothebys e fondatrice del Riccardi Institute of Art a London. Ho pubblicato un libro di referenza sull’ebanisteria a Londra, New York, Parigi e Milano, e numerosi articoli sulle arti decorative in dizionari e riviste.

Ho viaggiato molto in Medio Oriente, in Libano e in Arabia Saudita, e tenuto una conferenza al museo dell’Universita Americana a Beirut e al MuseoNazionale di Riyad.

Tengo conferenze in musei, università e associazioni culturali, e organizzo mostre sull’arte e su sogetti napoleonici con l’appoggio della Fondation Napoléon. Scrivo poesie, per le quali ho ricevuto premi, e saggi su argomenti di politica attuale in Francia in Europa e al Levanto.

Esempi del mio lavoro si trovano nei seguenti siti:
http:://www.oxfordartonline.com
http://www.britishartjournal.co.uk
https://blogs.mediapart.fr/monique-riccardi-cubitt
http://www.conservatives-paris.org/our-blog

1. FRANCIA. INFANZIA & ADOLESCENZA

Sono nata nella casa del mio nonno paterno, l’Hermitage al Chemin du Paradis, a La Chaussée Saint-Victor, vicino a Blois, dove ho trascorso l’infanzia ; mio nonno era un orticoltore e apicoltore, acquarellista e umanista.



La Loira è l’ultimo fiume selvaggio d’Europa. A Blois la Loira scorre con maestà reale sotto il ponte Jacques-Gabriel, 1717-24.

 

Dall’età di sette all’età di quidinci anni ho vissuto nella Sologne, la regione del Grand Meaulnes, il libro di Alain Fournier, e di Raboliot, il volume di Maurice Genevoix. Ho abitato nella tenuta di Rivaulde a Salbris, dove sono stata educata alla scuola della Providence dalle Suore di Saint Paul di Chartres, prima di diventare allieva al Collegio di Sainte-Marie a Blois. Aubigny-sur-Nère, a 30 km di Salbris, è stata la citta della dinastia scozzese Stuart dal 1423. Fu data dal re francese Carlo VII a John Stewart di Darnley in ringraziamento del suo aiuto nella Guerra dei cent'anni secondo la Auld Alliance tra la Francia e la Scozia. Aubigny è rimasta scozzese fin al 1743, alla scomparsa di Louise di Kérouaille, duchessa di Portsmouth e di Aubigny, l’amante di Carlo II Stuart e l’agente segreta di Luigi XIV.



Il castello di Rivaulde, Salbris costruito nel 1897 dall’ architetto Ernest Sanson per il politico e industriale Henri Schneider, al posto d’un casino di caccia del settecento. Foto Liliane Codant, 2010

 

2. EDUCAZIONE

Collegio Sainte-Marie a Blois, Baccellierato in Filosofia


Mlle Mercier e Mme Daniélou nel giardino di Sainte-Marie a Neuilly, 1947. Mlle Mercier fu la mia professoressa di filosofia, era una pedagoga eccezionale, la mia guida e mentore intellettuale. Il suo insegnamento si fondava sui principi di Mme Daniélou, fondatrice della Communità di Saint François-Xavier, 1911, e dei Collegi di Sainte- Marie, 1913:‘Vedere la forza creativa d’una persona e seguirla… Vedere anche il disegno di Dio per lei e sostenerlo. ’Mlle Mercier aveva previsto la mia carriera di storica nel senso di un impegno di vita : ‘Dovunque Lei viva, qualsiasi Lei faccia, ogni volta che ci sarà ingiustizia nel mondo, si farà sentire’. L’educazione al collegio di Sainte-Marie segue lo spirito universale gesuita come il metodo di Maria Montessori : ‘ Il ragazzo è il padre dell’uomo’, e di Rudolf Steiner : ‘A scuola non è questione di ricevere una preparazione finita, ma di prepararsi a riceverla dalla vita’. Il mio amore per l’Inghilterra fu risvegliato dalla lettura del David Copperfield di Dickens e dal volume di Sir Conan Doyle, Il mastino dei Baskerville. Al collegio di Sainte-Marie sono stata incantata dallo studio della Tempesta di Shakespeare, dalla sua poesiae magia, dal suo esoterismo. A questo punto capii che sarei divenuta anglofila per participare alla modernità.

 

Università di Tours, Facoltà di Lettere ((Anglistica)
Convento di Mayfield Holy Child of Jesus : The Cambridge Diploma of Proficiency in English

Dopo essere stata l’assistente di Suora Claudia Dalgish per un anno alla scuola Montessori di Holy Child Jesus a Neuilly, l’amicizia con questa persona solare, di un carisma eccezionale, mi condusse al Convento del Holy Child Jesus a Mayfield, nel Sussex. Lì finii i miei studi di lingua inglese come assistente e insegnante di francese. Il trecentesco Old Palace è il vecchio palazzo dell’arcivescovo di Canterbury. Fu ristrutturato dall’architetto E.W. Pugin dal 1863 al 1866 per Cornelia Connelly, un’americana convertita al cattolicesimo, fondatrice della Società del Holy Child Jesus d’ispirazione gesuita intorno al 1846. Sulla sua tomba nella capella dell’ Old Palace a Mayfield si legge l’epitaffio: ‘L’amore è senza misura. Non teme nessuno sforzo. Trovi la sua pace solo in Dio.’ Questa iscrizione potrebbe anche descrivere il mio percorso di vita.

3. INGHILTERRA & MEDIO ORIENTE

Di ritorno a Parigi trovai un lavoro come receptionist bilingue nella banca americana, Morgan Guaranty Trust, per pagare i miei studi all’ École du Louvre. Ma tornavo spesso in Inghilterra, dove avevo amici che vivevano a Stockbridge, Hampshire, nella White House, la villa di campagna di Lily Langtry, the Jersey lily, l’amante del re Edward VII.

Stockbridge, Hampshire, sul fiume Test, uno dei fiumi dal fondo di gesso tra i più famosi in Inghilterra per la pesca della trota

La famiglia di Jennifer Donaldson aveva vissuto a Beirut e la sua amicizia segnò l’inizio dell’influenza diretta del Medio Oriente sulla mia vita. La magia incantevole dell’Oriente mi aveva già colpita da bambina quando lessi il poema epico di Torquato Tasso La Gerusalemme liberata ; avevo trovato nella biblioteca del nonno questo volume antico illustrato da incisioni. Più tardi, all’École du Louvre studiai l’arte e la cultura dell’antico Oriente: dell’Assiria, della Mesopotamia, dell’Egitto, poi l’arte classica greca e romana. L’Egitto colpì il mio cuore grazie all’insegnamento stimolante della famosa archeologa Christiane Desroches-Noblecourt. A Londra incontrai poi un amico di Jennifer Donaldson, Bob Alexander, un grande avvocato e Consigliere della Regina, membro attivo del Partito Conservatore e che ottenne il titolo di Barone Alexander of Weedon durante il governoThatcher. Bob mi offri il volume The Prophet di Khalil Gibran, regalatogli da Jennifer. La spiritualità luminosa di Gibran e il suo talento d’artista mi affascinarono : egli aveva studiato pittura a Parigi dove, tra gli altri, dipinse i ritratti di Rodin e di Jung.

Dopo due anni a Parigi mi mancavano l’Inghilterra e i miei amici, e tornai a Londra, dove cercai lavoro. Fu così che incontrai Michael Cubitt, il mio futuro marito. Dal primo momento il Medio Oriente è stato la pietra angolare della nostra armonia e simbiosi, in particolare l’Egitto e il Libano, dove egli aveva vissuto. Importante anche è stata la nostra medesima esperienza di vita nel rifiuto doloroso delle nostre famiglie, e così anche la nostra spiritualità, lo studio dell’esoterismo, l’amore per la poesia, la storia, la natura, e un affine senso dell’umorismo. Iniziammo un dialogo continuo in un armonia perfetta di cuore, d’anima e di spirito.


La casa dove incontrai mio marito e vissi durante tutta la mia vita londinese, si trova a Warwick Square a Pimlico e fu costruita nel 1840 da Thomas Cubitt ‘maestro costruttore’. Egli era un grande amico della Regina Victoria e del Principe Albert. A Londra sviluppò il quartiere di Bloomsbury, così come quelli di Belgravia e Pimlico per il Duca di Westminster. Non andò mai in Grecia, né in Italia, ma la sua opera si ispira dall’architettura classica. La Regina Victoria lo chiamava affettuosamente ‘il nostro Cubitt’, per lei ha restaurato Buckingham Palace e costruito Osbourne House, una villa di stile italiano sull’ isola di Wight, dove ella morì nel 1901.
Il ramo della famiglia di mio marito discende da Lewis Cubitt, giovane fratello e socio di Thomas. Lewis Cubitt divenne un famoso ingegnere civile, che tra le altre cose ha costruito la stazione di King’s Cross a Londra nel 1854, e l’albergo che le sta accanto, il Great Northern Hotel.

 

Dopo il nostro matrimonio mio marito riassunse il nome e titolo italiano abbandonato da suo padre durante la Seconda Guerra Mondiale. Suo nonno, Thomas Cubitt, si era convertito al cattolicesimo a Oxford, sotto l’influenza del Cardinal Newman. Egli sposò una contessa italiana, Fede Riccardi , figlia unica di una lunga e prestigiosa dinastia: suo padre, il Conte Adolfo Riccardi, nato a Firenze, fu l’aide de camp di tre re d’Italia. Al fine di assicurarne la continuità, Thomas Cubitt prese il nome e il titolo nel 1904, grazie al decreto reale di Vittorio Emanuele III, re d’Italia, riconosciuto ufficialmente da Edoardo VII d’Inghilterra nel 1907.

Mio marito, Conte Riccardi-Cubitt, fu educato nel collegio benedettino di Ampleforth. Egli divenne Cavaliere di Onore e Devozione del Sovrano Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi e di Malta. Fu il più giovane ufficiale britannico dall’inizio della seconda guerra mondiale, durante la quale fu a servizio del celebre reggimento del Rifle Brigade, anche denominato Green Jackets, famoso per la sua bravura a Waterloo. Egli partecipò alle battaglie nel deserto d’Egitto prima di essere fatto prigioniero nel 1943 sull’isola di Leros in Grecia. Fu incarcerato nel campo di Brunswick, OFLAG 79, e liberato dall’esercito americano nel 1945, nel giorno di San Giorgio. Le sue prestazioni nel servizio segreto Militare lo portarono al Middle East Centre of Arabic Studies, MECAS, dove studiò la lingua e la cultura arabe a Gerusalemme guidato dal suo mentore, Sir Bertram Thomas. Continuando a lavorare per i Servici d’Informazione britannici, MI6, egli divenne aide de camp di Sir Desmond Morton in Egitto. Dopo aver lasciato l’esercito, mio marito fu impiegato nelle campo delle relazioni pubbliche e di communicazione per l’Irak Petroleum Company, IPC, poi chiamata British Petroleum, BP, a Londra, Roma e Beirut. Ai tempi del nostro incontro, egli viveva a Londra dove aveva aperto un ufficio di consulenze e pubbliche relazioni tra Londra e il Medio Oriente, rappresentando, tra gli altri paesi, anche la Tunisia.








La stemma Riccardi-Cubitt con il motto Cubitt :
Felix qui Prudens

Io lo seguii assiduamente nel suo lavoro nei numerosi viaggi in Medio Oriente, soprattuto in Egitto, ma anche a Mascate, nel Sultanato di Oman, e nell’Emirato del Quatar. Dopo la sua morte, visitai il Libano e l’Arabia Saudita dove tenni una conferenza al museo dell’Università Americana a Beirut e al MuseoNazionale di Riyad sull’influenza islamica nelle arti occidentali.

Con il suicidio di mio marito dopo una lunga malatia depressiva, cronica e ereditaria, irruppe nella mia vita un cambiamento decisivo, poiché decisi di assumere la sua eredità spirituale e di seguire fedelmente i suoi ideali, nella morte come nella vita. Iniziai così una ricerca spirituale che mi portò a rintracciare il cammino dell’amato, una figura di padre e mentore, in un’assenza che allo stesso tempo è anche presenza. Ho provato inoltre a realizzare il suo sogno, abbandonato quando lasciò iI Libano, di ‘essere un ponte tra l’Oriente e l’Occidente‘, e di unire questi due poli nella mia vita, come l’Atlantico e il Mediterraneo.

Il mio amore per il Medi o Oriente mi portò spesso in Egitto dove tenni delle conferenze sulle crociere sul Nilo, il secondo fiume, dopo la Loira, che sento scorrere nel mio sangue. L’Egitto è per me, come l’Italia, una terra benedetta, e gli Egiziani mi hanno sempre fatto l’onore di considerarmi come una di loro, una Circassa. Me lo confermò un amico libico a Roma, Dr. Fouad Mustafi Kabazzi, d’una antica famiglia circassa. Egli era un mago e un poeta, un mistico erudi to, aveva tradotto il Corano in italiano ed era ambasciatore presso la Santa Sede. Durante il mio matrimonio abitai spesso al Cairo, nel palazzo di Garden City della Signora Sabet. Era una donna d’origine mamelucca, cugina del re Farouk, vedova di un ambasciatore egiziano a Londra e madre di un amico di mio marito. La Signora Sabet era una persona eccezionale, di grande cultura e profonda spiritualità. Tra di noi si svilupparono forti legami di affetto e di stima reciproci che durarono fino alla sua scomparsa. Ella mi iniziò alla bellezza, alla poesia e alla sofisticatezza della vita orientale.

Mio marito mi presenta a David Pathenot, dei Servizi Segreti Britannici MI6, a Palace House, Beaulieu, Hampshire, la tenuta di suo cugino, Edward Montagu of Beaulieu, durante la festa di compleanno per i 90 anni di sua madre, Pearl Pleydell-Bouverie, il 7 luglio 1985

4. STORICA D’ARTE & CONFERENZIERA

A Londra avevo continuato i miei studi di storia dell’arte all’Università di Londra. Quando la malattia depressiva di mio marito si ripresentò dopo anni di tregua, decisi di divenire una professionista nel mondo dell’arte.


Ritratto di Teresia Khan, Lady Shirley, di Sir Anthony Van Dyck, 1622, rappresentata nella sua origine circassa e in costume nazionale. Ella sposò Sir Robert Shirley, ambasciatore inglese dello Shah di Persia a Roma (Coll. National Trust, Petworth House, West Sussex). La sua discendente, Maria Shirley, scultrice e storica d’arte al Birbeck College a Londra, fu mia docente all’Università di Londra Extra-Mural Department, dove mi diplomai. Ella divenne poi il mio tutor nel corso di laurea in storia dell’arte, BA Hons. Art History al Courtauld Institute di Londra, che frequentai come studente independente, poiché dovetti assumere la malattia di mio marito a livello morale e finanziario. Maria Shirley fu una grande amica e un mentore, condivise con me tutto il suo entusiasmo, tutta la sua erudizione e intenso amore per l’arte classica greco-romana. Assomigliava alla sua antenata in modo sorprendente e mi indicò questo ritratto di Van Dyck di Lady Shirley, così come quello di suo marito in costume persiano, nella collezione del Earl of Egremont.
Foto Petworth ©National Trust Images/Derrick E. Witty.

 

Diploma in Art History of the Extra-Mural Department, Università di Londra
Diploma of The Study Centre for the Fine and Decorative Arts, Londra, (The V&A Course)
BA Hons. (Art History), The Courtauld Institute, Università di Londra

Con la mia esperienza pedagogica divenni presto docente di storia dell’arte, in particolare delle arti decorative francesi. Tenni conferenze sui mobili francesi al Study Centre, la mia alma mater, al Victoria & Albert Museum (V&A), alla Wallace Collection, e istruii, tra gli altri, i futuri esperti e banditori d’asta dell’ Incorporated Society of Auctioneers and Valuers all’Università di Southampton.








Sotheby’s. Viaggio di studio, Roma, 1985.
Foto Linda Cook

 

Poco tempo dopo divenni la direttrice di un corso preparatorio alla storia dell’arte, lo Styles in Art course, alla Sotheby’s. Dopo tre annia prii il mio istituto, il Riccardi Institute of Art, per studenti internazionali, in particolare per le donne medioorientali. Nacquero così legamidi amicizia, sostenuti dalla mia ammirazione per la loro spiritualità, generosità, e dal fascino per la loro bellezza ed eleganza. Esse mi sono state di grande conforto dopo la morte di mio marito, e mi invitarono in Libano e in Arabia Saudita.

5. ITALIA & MARIO PRAZ

Si concluse così una fase della mia vita. Ero anche direttore della società di mio marito, e dopo aver sistemato i suoi affari scrissi un libro di referenza sull’ebanisteria. A questo punto dovetti lasciare la mia casa di Londra, di cui non potevo più assumere le spese senza altri sacrifici personali. Sentii che, da questo momento in poi, dovevo dedicarmi ai miei talenti d’artista, di scrittrice, di poeta, talenti che le circostanze della mia vita e la malattia di mio marito non mi avevano permesso di esercitare prima di allora. D’ora in poi avrei cambiato vita e avrei espresso la mia creatività, traendo sostegno e ispirazione da ciò che mi circondava.

L’influenza dell’Italia nella valle della Loira si riflette nello stile di vita, nella letteratura, nell’arte e nell’architettura, ma anche nella gastronomia. Ciò che scoprii in occasione della mia prima visita a Firenze, mi ricordava Blois. Da adolescente scoprii l’influenza dell’antica Roma in Francia durante un viaggio culturale in Provenza, la provincia amata dagli antichi Romani. La luminosità del cielo, i monumenti classici , le case bianche o dal colore di terracotta con le tegole rosse, mi parlavano al cuore come un lontano ricordo. Da quel momento in poi capii che, un giorno, l’Italia sarebbe stata importante per me come l’Inghilterra.

Mio marito si senteva soprattutto romano di Roma. Egli mi fece scoprire i tesori della Città Eterna dove aveva vissuto da giovane in un a palazzo di Via Giulia. Dopo anni capii che il sua appartamento era vicino a Palazzo Ricci, dove aveva vissuto Mario Praz, l’uomo la cui opera e la cui collezione aprirono per me tutte le porte di Roma grazie al mio lavoro.

Alcuni mesi prima della scomparsa di mio marito, un suo lontano cugino italiano, Giorgio Garbasso, ci aveva contatti e invitati a stare con lui e con sua moglie Luciana, nella loro tenuta in Veneto e a Porto Ercole. Incontrammo così i loro parenti milanesi, Alberto e Fulvia Carnaroli. Fulvia apparteneva all’antica famiglia Resta Pallavicino. Negli anni ‘30 suo padre aveva sviluppato, con la famiglia Agnelli, la regione di Grosseto in Maremma, e costruito una villa sulla laguna di di Capalbio. Fulvia Fulvia divenne una mia carissima amica. A Londra, dove aveva un appartamento, seguì le mie conferenze, e passai delle vacanze molto felici con lei e la sua famiglia a Capalbio.




Il Palazzo Medici Lante della Rovere, in Piazza dei Caprettari, 70 a Roma, fu costruito sul sito delle antiche terme di Agrippa (1 sec.a.C,) nel 1516, da Alfonsina Orsini, moglie di Piero dei Medici. Suo cognato, Giovanni dei Medici, divenuto Papa Leone X, lo ereditò dopo. Caterina dei Medici vi abitò prima di divenire la regina di Francia nel 1533. Ludovico Lante comprò il palazzo nel 1558. Fu progettato dagli architetti toscani Giovanni da Sangallo e Nanni di Baccio Bigio. Le colonne recuperate dal Colosseo adornano, insieme agli stemmi delle antiche famiglie che ne furono proprietarie, uno dei più bei cortili del Rinascimento italiano. Lì riaprii il Riccardi Institute of Art e, nei saloni affrescati su temi religiosi e mitolologici dal cinquecento al settecento, tenni delle conferenze.

 

In vacanza a Capalbio visitammo spesso siti archeologici etruschi : Orvieto, Volterra, Vulci, Cerveteri, Tarquinia. La forza tellurica di questa terra di fuoco aveva il potere di rinnovare la mia energia creativa e di stimolare la mia immaginazione poetica. Quando lasciai Londra vissi a Firenze per alcuni mesi per migliorare il mio italiano, poi decisi di trasferirmi a Roma. In quella capitale più cosmopolita avrei trovato maggiori opportunità di lavoro. In passato avevo già contribuito alla rivista d’arte di un amico e collega londinese, Alistair Hicks, Antiques Magazine, e ad Antique Interiors International. Adesso divenni la sua corrispondente a Roma, ed egli mi commissionò un articolo sul Museo Praz, che aveva aperto da poco. Nacque così un nuovo progetto, una nuova ricerca, una relazione artistica e intellettuale in simbiosi con un personnagio eccezionale. Mario Praz (1896-1982) era un esteta, un famoso anglofilo, saggista e collezionista del periodo impero, e amico del collezionista francese Paul Marmottan. Per me Praz, grazie alla sua opera e alla sua Collezione, è divenuto un mentore e una guida intellettuale. A Roma il suo nome apriva tutte le porte. Lo studio della sua opera mi ha riportata al Warburg Institute dell’Università di Londra, dove anni prima Maria Shirley aveva voluto mandarmi a studiare con Frances Yates, ma sfortunamente le mie circostanze non l’aveva permesso.

Il rittatro di Mario Praz nel salone di Palazzo Ricci in via Giulia, 1963. Acquarello di Sergio di Francesco, Museo Praz.
Foto Massimo Listri

6. PUBBLICAZIONI PRINCIPALI & LAVORO IN PROGRESSO

  • 1992 THE ART OF THE CABINET, Thames and Hudson, London/New York
  • 1993 UN ART EUROPEEN. LE CABINET DE LA RENAISSANCE A L'EPOQUE MODERNE, Les Éditions de L'Amateur, Paris, MOBILI DI COLLEZIONE, TIPI E STUDIOLI NEI SECOLI, Garzanti, Milan
  • 1996 THE GROVE DICTIONARY OF ART, Macmillan,London/NewYork, 17 articoli sugli stili e ornamenti delle arti decorative francesi, rivisti e ampliati, 2016, Oxford University Press.
    Grove art on line http://www.oxfordartonline.com
  • 1999 MARIO PRAZ, ANGLOPHILE AND AESTHETE (1896-1982), The British Art Journal,Vol.1, N.1. http://www.britishartjournal.co.uk
  • 2000 THE DUKE OF BUCKINGHAM'S CABINET D'AMATEUR C.1628; AN AESTHETIC, RELIGIOUS AND POLITICAL STATEMENT, (con un’ attribuzione a Van Dyck), The British Art Journal, VOL.1 N.2
    http://www.britishartjournal.co.uk

LAVORI IN CORSO D’OPERA

  • Mario Praz : una biografia e un film documentario
  • Una mostra sul mito napoleonico nelle collezioni britanniche in collaborazione scientifica con Peter Hicks direttore degli affari internazionali della Fondation Napoléon : http://fondationnapoleon.org/organisation/lequipe/
  • La storia della dinastia Stuart in Francia e in Italia, vedi EXILED IN DEATH, un articolo su James II, Country Life, 25 giugno 2014
    http://www.countrylife.co.uk
  • Un saggio sul declino del prestigio della cultura francese contemporanea

ADESIONI

7. POESIA, MUSICA & DANZA

Nella valle della Loira Nella valle della Loira il raffinamento della lingua, la cortesia innata, uno spirito sottile e l’amore del sapere, hanno origini molto antiche. Alla fine del sesto secolo il santo vescovo Gregorio di Tours scrisse La Historia Francorum (Storia dei franchi). Nell’ ottavo secolo Alcuino di York, l’erudito monaco inglese, amico di Carlo Magno, portò la rinascita carolingia a Tours. Nel trecento, Valentina Visconti, Duchessa di Milano, madre del poeta Charles d’Orléans, introdusse l’eleganza e la sofisticatezza del Rinascimento italiano alla sua corte umanista nel castello di Blois. Al suo ritorno da Londra, dove era stato detenuto alla Torre come ostagio dopo la sconfita francese a Azincourt, suo figlio visse a Blois. La sua corte umanista divenne famosa per le gare di raffinata poesia cortese vinte dal poeta François Villon (‘Muoio di sete accanto alla fontana…’). Qui visitai Talcy e mi sedetti sul bordo della fonte dove Ronsard, ‘Principe dei poeti e poeta dei principi’, corteggiò la bella Cassandra Salviati. I poeti francesi della Pléiade emularono il dolce stil novo italiano nell’uso del vernacolo celebrato da Joachim du Bellay nella sua Défense et illustration de la langue française. I castelli e le ville di tufo bianco sulla Loira uniscono le conoscenze tecniche medievali all’eleganza italiana. Leonardo da Vinci visse e morì ad Amboise, contribuì alla costruzione del castello di caccia di Chambord, e disegnò la capitale ideale di Romorantin per il suo amico, re Francesco I. Blois fu una città reale per tre secoli : due regine de’ Medici, Caterina e Maria, vissero nel castello dove Gaston d’Orléans, il fratello di Luigi XIV, con sua figlia, La Grande Mademoiselle, costruì una nuova ala nel seicento.

Nessun altro luogo al mondo possiede tanti castelli, ville e leggiadri palazzi, tanti scrittori e poeti come la valle della Loira. François Rabelais, l’umanista erudito innamorato di Roma, nacque vicino a Chinon, il matematico e filosofo René Descartes a La Haye-Descartes, il poeta Alfred de Vigny a Loches nella valletta dell’Indre. La regione fu celebrata da Balzac, che spesso risiedeva dalla sua casa di Tours al castello di Saché. Charles Perrault scrisse La bella addormentata nel bosco nel castello di Ussé. Il poeta mistico e visionario, Charles Péguy, nacque a Orléans. Il filosofo metafisico, orientalista ed erudito di esoterismo, René Guénon, venne al mondo a Blois, visse e morì al Cairo. Nella vicina Sologne, Le Grand Meaulnes di Alain Fournier visse a Nançay, il Raboliot di Maurice Genevoix a Brinon-sur Sauldre, e George Sand celebrò l’incanto oscuro e magico del Berry a Nohant, in compania di Chopin e di Delacroix.

Io sono la figlia di questa terra benedetta dagli antichi dei. I miei antenati viticoltori hanno amato e curato questa terra da generazioni nel Giardino della Francia. Il suo cielo luminoso, il clima mite, i paesaggi armoniosi, la piacevole maniera di vivere, quella dolcezza di vita, forniscono un’ispirazione alla creatività umana. Io sono l’erede delle tradizioni industriose di queste donne e uomini ispirati. L’eleganza della parola, le maniere cortesi e l’universalità umanistica sono per me innati. Benché sia divenuta anglofila e abbia a lungo abbandonato la scrittura della poesia in francese, sono tornata alle mie radici dopo la catartica lettura, a Londra, della Recherche du temps perdu di Proust, e del volume Voleurs de feu di Dominique de Villepin. Questo processo creativo ed emotivo sprigionato dalla mia madrelingua mi riportò in la Francia nel 2007.

Nella mia vita la musica, come la danza, è sempre stata essenziale. Il poeta è un ballerino, danza sull’armonia divina delle sfere :Ho steso corde da campanile a campanile; ghirlande da finestra a finestra; catene d'oro da stella a stella, e danzo’ Rimbaud, Les Illuminations. Nel mio essere si libera e si rivela lo spirito di un’antica ninfa greca che danza all’origine dei tempi.



Canto e ballo Carmen, ‘L’amour est enfant de Bohème’, agosto 2016.
Foto Marie-Lise Babu
Cantare e ballare sono per me la manifestazione fondamentale della sacralità, come è scritto in un antico testo sanscrito nel culto di Shiva Nataraja, Signore della Danza : ‘Adorare Dio nella danza esaudisce ogni ispirazione, apre la via della salvezza a colui che balla’,. Secondo i mistici sufi dervisci danzanti, le cui circonvoluzioni seguono il moto delle rivoluzioni stellari , la danza è la celebrazione della gioia della vita, dell’unione dell’uomo con l’universo.

 

Da ragazzza la danza mi avvicinò a una donna eccezionale, di uno spirito luminoso e di grande allegria e carisma. Elizabeth Anneliese Simon insegnava danza al nostro gruppo teatrale dilettante. Mi diede tutto l’amore e l’affetto di cui mi aveva privata la scomparsa di mia nonna. La sua famiglia tedesca ebrea fuggì il Nazismo da Berlino a Parigi, dove ella studiò la pittura alla Grande Chaumière. Dopo essere stata in un campo durante la guerra aveva dovuto abbandonare il suo sogno di diventare ballerina. Sposò poi un ingegnere aereonautico francese ed ebbe due figli. La sua influenza sulla mia vita è stata determinante: con la sua esperienza e le sue conoscenze ella incoraggiò i miei talenti artistici. Io ammiravo molto la sua bellezza, il suo fascino, la sua cultura ed eleganza, e in sua compania da ragazza divenni una giovane donna. Insieme cantammo e ballammo, visitammo mostre le mostre, boutiques e librerie a Blois, Bourges, Orléans o Parigi, andammo ai concerti e a teatro

Da piccola solevo scrivere scenette di cui ero l’eroina, e di cui disegnavo anche il paloscenico e i costumi, impartendo istruzioni ai miei fratelli recalcitranti. Per me, come per gli antichi greci, il teatro è sempre stato una grande forma artistica iniziatica. La voce umana contiene una forza creativa magica nella parola pronunciata. Da ragazza scoprii questo potere orfico quando dovetti affrontare due volte un cane, un pastore tedesco, che tenni a distanza con il suono della mia voce e delle mie parole. Così addomesticai anche un ucello passeriforme gros bec dei boschi vicini, che chiamai Maia. A Londra studiai tutta la potenzialità della voce con Michael McCallion, un esperto professore a RADA, la Royal Academy of Dramatic Art. Egli insegnava l’arte vocale con l’uso della tecnica Alexander ad attori e cantanti, ed io usai i suoi insegnamenti nella mia professione di conferenziera insieme allo yoga.

Da piccola cantavo con le suore nel coro della chiesa di Saint-Georges a Salbris. Al Collegio di Sainte-Marie scoprii la luminosi tà del canto gregoriano, il canto di Bach, Haydn, Mozart e Beethoven. Il mio primo incontro con il Messiah di Haendel fu estatico, e mi innamorai della musica barocca; poi scoprii Purcell, Telemann, Vivaldi, Corelli e la musica francese Lulli , Charpentier e Marin Marais. A Londra seguii la stagione delle opere di Haendel a Covent Garden, e ho sentito per la prima volta L’Orfeo di Monteverdi a Saint Martin-in-the-Fields. Amo tutti i tipi di musica, e da piccola cantavo con la nonna antichi canti popolari francesi. Ma ho una naturale propensione per la musica antica e barocca. Da adolescente scoprii poi il blues americano, i spirituals neri e il jazz manouche: a Parigi andavo ballare con gli amici al Caveau de la Huchette, o al Blue Note, vicino agli Champs Élysées. Da studente cantai con amici tedeschi nel coro Honegger a Blois, dove iniziai a prendere lezioni di danza classica, che poi continuai a Londra con una ballerina dei Ballets Rambert, Thelma Bousfield.



Il mio amore per la musica e la danza e l’espressione della mia spiritualità e del mio senso dello sacro. Da piccola ballare piedi nudi sull’erba coperta di rugiada mattutina provocava in me la stessa estasi della prima messa. In collegio fui rapita da un concerto d’organo di Marie-Claire Alain, nella mia chiesa favorita a Blois, Saint Vincent de Paul, l’antica capella del Colleggio gesuita, costruito nel 1634-71 da Gaston d’Orléans e da sua figlia, Anne- Marie de Montpensier. La facciata assomiglia a quelle delle chiese barocche romane di San Ignazio e del Gesù, la chiesa madre a Roma della Compagnia di Jesù. A Roma andavo spesso meditare nella camera morturia di San Ignazio 1543, adesso una capella, nel palazzo accanto della chiesa del Gesù.

 

8. SPIRITUALITA, ESOTERISMO & VITE ANTERIORI

Mia nonna mi ha inculcato il senso della pietà sin da quand’ero molto piccola. Ricordo che andavo alla messa domenicale prima dei sette anni. Vedo ancora il mio vestito di mussolina bianca con i nidi d’ape colorati sul corpino, mi piego per verificare che i miei calzini bianchi siano ben tirati sotto le scarpe di vernice nera con la punta arrotondata con il cinturino. La nonna era alta nello suo vestito nero da vedova, non ho mai conosciuto il nonno. Ella mi dà la mano, è una figura di grande calma e dignità sotto il capello di paglia di vernice nero. Insieme camminiamo verso la chiesa della Chaussée Saint-Victor tra i campi di grano e le vigne. Nella chiesa sono rapita dalle luci tremolanti delle candele e dal profumo inebriante dell’incenso e dei gigli, ascolto in estasi la nonna cantare in latino, e penso che un giorno anche io canterò in questa lingua chi mi parla al cuore e all’anima.


La pala d’altare di marmo rosso e scagliola su pietra, di stile gesuita, 1684, nel coro trecentesco della chiesa di Saint-Georges a Salbris. La Pietà in pietra bianca, inizio seicento, tra le statue di San Giorgio e San. Giuseppe è stata ripresa nell’abbaziale di Saint-Sulpice a Bourges. Saint-Georges è la chiesa della mia Prima Comunione e Cresima.Ho spesso pensato a questo altare nelle mie meditazioni sulla rappresentazione commovente dell’amore materno nella sua natura essenziale. Durante la mia prima visita a Roma con mio marito, scoprii con emozione l’originale di Michelangelo, del 1498, in marmo di Carrara bianco, che gli fu ordinato per la tomba del Cardinale Jean de Bilhères, il delegato francese a Roma.

 

Ho sentito già da molto giovane questa ‘… tensione interiore dell’artista verso la santità’, secondo le parole di Franz Liszt. Vissi una prima crisi mistica quando mia madre rifiutò di farmi andare all’università, come aveva consigliato la mia professoressa di filosofia. Aspettai quindi di raggiungere la maggiore età insegnando alla scuola elementare delle Suore di Saint Vincent de Paul, e poi presi la mia vita nelle mie proprie mani. Non riuscivo a capire il rifiuto e la malvagia sadica di mia madre, da cui mi aveva sempre protetto la nonna. Sfidai Dio - ‘Se esistete, provetelo !’ - e abbandonai i Sacramenti. Per un certo tempo tempo continuai lo studio delle religioni iniziato con Mlle Mercier durante le lezioni di filosofia. A Parigi incontrai poi la vedova del Generale Bouvard, una persona d’una grande spiritualità. Ella fu molto gentile con me e mi introdusse all’esoterismo con il volume dei Grandi Iniziati di Édouard Schuré, amico di Rudolf Steiner. Divenni quindi membro della Società Theosofica dove un yogi indo-francese mi iniziò allo yoga e alla disciplina della meditazione, già incontrata nella pratica del retiro silenzioso, che mio marito ed io continuammo dopo il matrimonio. Vissi dei momenti di grande sofferenza e tormento, poi una mattina a Mayfield, come Saulo a Damasco, ricevetti una rivelazione da una voce interiore : ‘Tu sei la mia carissima figlia !’.


L’Estasi di Santa Teresa d’Avila, Bernini, Capella Cornaro, Santa Maria della Vittoria a Roma, 1647-52. Dio è per me Amore. Tanti mistici in tutte religioni hanno avuto questa illuminazione: Rumi, Ibn el Arabi, Hafez, San Giovanni della Croce, San Francesco di Assisi, Santa Teresa di Avila. Dopo il mio trasferimento da Londra, vissi per mesi a Roma in un’intensa crisi mistica. Questa esperienza rinforzò la direzione e lo scopo della mia vita. Avevo studiato gli ‘Esercizi spirituali ‘ di Sant’Ignazio di Loyola, e tutta la sofferenza del mondo pareva sommergermi. La mia anima era piena d’un sentimento di intensa solitudine, mi sembrava essere stata abbandonata da tutti i miei amati, di essere tutta sola su questa terra, senza il loro amore e affetto. Dopo la scomparsa di mio marito, avevo perso tanti carissimi amici, mi sembrava che Dio avesse creato un vuoto intorno a me. Ero senza protezione o difesa contro la malevolenza della famiglia di mio marito, della sua prima moglie, dei colleghi gelosi e individiosi del mio sucesso.

 

Provai di capire il senso della sofferenza umana. Ho molto studiato il Libro di Giobbe : perché la persona virtuosa è così perseguita ? Trovai conforto e una risposta in un saggio di Carl Jung del 1954 : Risposta a Giobbe. ‘Il Libro di Giobbe’ serve da paradigma d’una certa esperienza di Dio, con un senso molto particolare per l’uomo contemporeano … Meglio accettare i l suo impatto e sottomettersi alla sua violenza… questa violenza deve toccare l’uomo nel più profondo così che lui possa cedere in tutto alla sua azione. L’uomo deve soffrirne, altrimenti non sentirebbe il suo pieno effetto. Eppure egli deve anche essere consapevole della natura di questo violento attacco così da trasformare l’esperienza nella conoscenza della gratuità della violenza, e del suo effetto sugli altri …’ Cercavo la Conoscenza, ma non potevo trovarla senza la sofferenza. Eppure mi sembrava che l’Amore, solo l’Amore, fosse la soluzione a tutta la violenza, e aspettai a lungo con fede e speranza che le forze contrarie interiori e esteriori si spegnessero da sole, finchè l’ordine giusto delle cose fosse ristabilito. Jung scrisse nel suo saggio L’Essere Occultato, 1957 : ‘Quando l’amore si ferma, viene il potere, poi seguono la violenza e il terrore’. Il nostro mondo sta morendo per mancaza d’amore.

Nonostante tutte le difficoltà incontrate sul mio cammino di vita, non ho mai voluto rinunciare alla mia missione, e neanche abbandonare la mia strada. La scoperta nella chiesa di Notre Dame a Parigi di un quadro enigmatico di Guido Reni ha rinforzato le mie credenze. Il Trionfo di Giobbe è un raro soggetto in pittura. Rappresenta il momento in cui la virtù di Giobbe viene finalmente riconosciuta e ricompensata. Tutta la sofferenza e le offese del passato sono cancellate, e la sua vera posizione gli viene ristituita con tutti gli onori.


Il Triofo di Giobbe è il simbolo della perseveranza e della fede. Dopo una scommessa tra Dio e Satana, Giobbe resiste, non abbandona la sua inclinazione, non rinuncia la sua fede in Dio. È un illustrazione della Vulgata di Giobbe : ‘Post tenebras spero lucem, Dopo l’oscurità aspetto la luce’. Guido Reni, 1636. Provenienza : Chiesa dei Mendicanti, Bologna, Italia, trasportato a Parigi nel 1796. Notre Dame de Paris.

 

Prima del mio matrimonio comminciai spontaneamente a ricordare le mie vite anteriori, una facoltà chi mi è stata d’un grande aiuto nei momenti di avversità. Le mie due prime vite sono state maschili, una di un medico e l’altra di un generale. Paradossalmente, la loro esperienza mi è stata di grande aiuto nel matrimonio. Altre incarnazioni risorgono dinnanzi alle disavventure che incontro sul cammino sinuoso del labirinto della mia vita presente. E ogni volta una nuova consapevolezza e una nuova conoscenza mi permettono di affrontare le difficoltà di una particolare situazione. Questo tipo di cammino iniziatico fu riconosciuto dai Primi Cristiani dai tempi del Concilio di Constantinopoli nel 553. Lo usarono gli antichi Egizi, Greci e Romani nelle tradizioni dell’Orfismo e della filosofia Pitagorica, così come anche anche gli Induisti e i Buddisti, e gli Ebrei cabalistici. Platone, Carl Jung, Goethe, Nietzsche, Arthur Schopenhauer, Rudolf Steiner e René Guénon, tra gli altri, hanno sostenuto la credenza della reincarnazione dell’anima. È una convinzione nata da un’esperienza interiore, certamente data a poche persone, ma è la rivelazione di una realtà e di una potenzialità aperte a tutti.

9. IMPEGNO POLITICO

Il mio primo gesto politico fu di manifestare a Hyde Park a Londra, il 15 febbraio 2003 contro la guerra in Iraq. In quel momento mi unii a più di 10 milioni di persone in tutto il mondo, le quali protestarono in più di 800 città per sostenere la decisione per la pace della Francia, dopo l’intervento storico di Dominique de Villepin’s all’ONU. Fu la più grande manifestazione del genere di tutti i tempi. A Londra sul palcoscenico insieme a Bianca Jaegger, George Galloway, e Tariq Ali, l’ex Presidente algerino Ben Bella concluse il suo intervento con un fragoroso : ‘Vive Chirac, Vive la France !’ Dopo scrissi al Presidente Chirac una lettera di congratulazioni esprimendo la mia fierezza di essere francese.


Supporto a Dominique de Villepin, il 19 giugno 2011, Maison de l’Amérique Latine a Parigi, in occasione del primo anniversario del suo movimento politico République Solidaire, con Jean-Jacques de la Rochette, e Thierry Rispal de Villon. Di ritorno a Parigi, divenni membro delI Club Villepin, poi di République Solidaire, e partecipai alla campagna presidenziale di Dominique de Villepin nel 2012.

 

Ero ignorante della politica francese, fino ad allora avevo votato solo in Enghilterra. Al mio ritorno nel 2007 fui costernata nel vedere Nicolas Sarkozy eletto Presidente. Lo considero un povero clone di Tony Blair, un uomo senza scrupoli, senza convizioni o visione, una persona narcisistica, venale e corrotta come il suo modello. In una poesia espressi la mia indignazione al suo infame intervento a Grenoble contro gli zingari il 30 luglio 2010. Il poema si trova sul mio blog Mediapart : https://blogs.mediapart.fr/monique-riccardi-cubitt, Lamentation sur la mort de Luigi. Hommage au grand Django Reinhardt, insieme a una raccolta di poemi satirici contro la corruzione del governo Sarkozy con la sua pericolosa incoerenza e dilettantismo, Portrait d’un petit despote et de son règne calamiteux. Ritratto d’un piccolo despota e del suo regno calamitoso.

Il 30 settembre 2010, al Café de Flore di Parigi, presiedei a un dibattito sul tema Poesia e Politica. C’era anche una mia carissima amica, una signora forte e solare, un’anglofila appassionata, Françoise de Lassus Saint Geniès. Mi presentò a Stéphane Hessel, il diplomatico, ex membro della resistenza, ambasciatore e ministro, ma anche autore e attivista politico per la Palestina e gli Zingari. Seguii tutte le sue riunioni e un dibattito durante la Primavera Araba. Si veda il saggio su Mediapart: Le pouvoir de l’esprit. Merci Mr. Hessel, The power of the human spirit . Thank you M. Hessel. Il 1 gennaio 2011, egli mi dedicò il suo famoso manifesto Indignez vous (Indignatevi) :… ‘poetessa commovente, e preziosa sostenitrice di cause essenziali trova qui l’espressione della mia solidarietà’.


Stéphane Hessel, il 30 novembre 2012, Maison de l’Amérique Latine, al dibattito:‘ Il secolo in dialogo’, presieduto dal produttore e sceneggiatore Jean-Claude Carrière.
In occasione della mia azione mitante per gli Zingari iniziai il progetto di inserimento del Jazz Manouche nel Patrimonio Intangibile dell’Umanità all’ UNESCO e di creare un centro culturale per i Romani, Roma Cultura.

 

La mia indignazione all’ingiustizia vista e vissuta in Francia mi ha portato allo studio della faccia oscura della psiche francese. Da secoli si è sviluppata una pesante ombra collettiva, oscurando lo spirito nazionale. Purtroppo il male è universale, ma solo in Francia esso è stato codificato nell’azione strutturata del sadismo, e il suo autore elevato allo stato di filosofo dell’Illuminismo. La mia esperienza del male risorge alla mia infanzia. Nella mia famiglia vi sono due rami confronto, uno luminoso e angelico dal lato paterno, di cui sono l’erede. L’altro si trova dal lato materno ed è oscuro e demonico, esperto della ‘violazione insolente dell’anima’, denunciata da Maria Montessori, che si esprime nella voglia di dominare con la violenza e la trasgressione. Questa lotta escatologica è la somma di tutto il mio impegno di vita. E ho trovato molto difficile studiare l’aspetto oscuro di Mario Praz nel suo importante volume su questo argomento, La carne, la morte e il diavolo, del 1930. Egli aveva scelto di camminare lungo il lato oscuro della vita per proteggeresi della malevolenza umana e avere il potere. Nonostante la mia avversione, lo studio della sua vita e opera mi è stato di grande beneficio, perché mi ha dato la distanza e il distacco necessari per analizzare la psicosi del mio paese natale. In Francia tutti conflitti vengono risolti tramite l’uso del potere e della violenza, e in ciò risede una delle ragioni del declino della Francia e della sua cultura.

Dal 2015 sono membro dei British Conservatives in Paris [Conservatori Britannici a Parigi], e ho afisso alcuni saggi su loro sito: una lettera aperta a David Cameron J’accuse, sulla politica occidentale nel MedioOriente durante l’ intervento armato in Siria, e un saggio sulla Gran Bretagna e l’Europa in ocasione del referendum sul Brexit.
http://www.conservatives-paris.org/our-blog

La vita è per me un cammino in cui vincoli si legano e si sciolgono nel corso d’incontri che sono tanti quanto i nessi di una catena senza fine, a di là del tempo e dello spazio, in costante evoluzione. Non ha un disegno lineare ma la forma della spirale ascendente di quando il tempo ritorna su se stesso in un’ellisse astrale. Questo è l’Ouroboros antico, il serpente che si morde coda. È una danza cosmica nella quale procediamo da compagno a compagno secondo le regole dell’attrazione e della repulsione, coscientemente o in modo incosciente, alla ricerca platonica dell’alter ego, dell’Amato di Rumi, e dell’ Assoluto.

E la fine della nostra avventura, Sarà di tornare alla nostra origine, E di conoscerela per la prima volta .
T. S. Eliot

Ho imbrigliato ed esorcizzato la mia Ombra.
Via, cantando e danzando sul cammino della Vita.

Versailles, agosto 2015. Foto Emmanuelle Soffe

Tutti diritti riservati. Monique Riccardi-Cubitt, ottobre 2016